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September 01

il fatto è che

Noi siamo condannati perchè ci manca l'umiltà di essere liberi.
August 01

Ventinove memorie delle Memorie Irlandesi

1)"Mi devo litigare l'osso arte.
Devo essere pazzo."
 
2)"Un dubbio mi assale (anzi due): [...] e soprattutto, questo impeto alla scrittura non sarà solo uno sfogo d'eccitazione, il mistero della partenza? Spero di no, altrimenti non sarei troppo dissimile da una scolaretta tutta trecce che stringe "top girl" ai suoi seni ancora in via di sviluppo, un pò come il darfour."
 
3)"Non ho il cucchiaio per mangiare gli yogurt"
 
4)"Uno spacciatore ha preteso il mio numero di telefono, e fa un freddo cane"
 
5)"L'irlanda del Nord e' fredda ma c'è qualcosa di strano nell'aria*. Dovrei approfittare delle comodità per lavarmi: è solo che non puzzo abbastanza! Mi sembra uno spreco."
*: o forse sono io che non mi lavo dal giorno in cui sono partito.
 
6)"Ho voglia di disegnare, ma ho paura di abbassare drasticamente il livello artistico (non del diario di viaggio, ma dell'intero universo)."
 
7)"La mente ora punta a Galway. Ma prima il corpo deve stendersi ad asciugare un pò."
 
8)"Ora mi fumo una pinza"
 
9)"La giornata di ieri non esiste."
 
10)"Sono cinque giorni che mangio da Supermac's, la tazza del cesso se ne sta accorgendo."
 
11)"Sono tre giorni che non porto le mutande! E non so nemmeno il perchè."
 
12)"Ogni secondo che passa il mio spirito è sempre più rigonfio di splendida vita - anche se il corpo mi sta lentamente abbandonando."
 
13)"ps: non credo di aver mai puzzato così tanto."
 
14)"Scotch si dice cellotape, cazzo!"
 
15)"Due francesi mangiano mais. Tanto mais.
Se li guardo mangiare muoio.
 
Ho fame."
 
16)"Forse è grazie a gente come lui (un irlandese generoso, ndr) che non sono ancora morto!"
 
17)"L'Irlanda è come una scimmia nervosa che fa di tutto per aprirti il cuore."
 
18)"La serata di stasera è stata ammaliante, come al solito, dal punto di vista musicale - e illuminante per quanto riguarda le donne irlandesi (R.I)
G: I'm from Marocco
R.I.: Marocco?
G: Yeah, Marocco! Ya know it?
R.I.: Where is Marocco? Is it in Spain?
 
Credo sia sufficente."
 
19)"Colazione da Murphy's, caffè quasi buono!"
 
20)"Già dalla cartina sembra una via lunghissima, so che mi ammazzerò, ma non importa. Voglio farlo. Voglio vedere"
 
21)"Viaggiare da soli è una cosa, per l'appunto, unica. E' fare a pezzi la campana di vetro che la compagnia può darti, è bere a gran sorsi dal Calice Realtà!"
 
22)"Ho scroccato la cenca (spinaci e carne) a un francese schizzato che non ha mai visto terminator."
 
23)"(h.17.06) AAH! Mi sono svegliato adesso?!?"
 
24)"Cazzo! E' bello mangiare!"
 
25)"'Sto posto si chiama "Sheila's", ed è pieno di gente - ma giuro! Sono troppo stanco per fare cose strane (tipo sorridere o parlare in inglese)."
 
26)"E' necessario pensare la Luce - e scacciare furiosamente gli instancabili attori del ben pensare, che di bene hanno solo la pretesa, ma in realtà gridano confusione e sussurrano sangue. E' giusto essere quindi Spugna Umana e assorbire pacatamente e lentamente ogni goccia di Esistenza; sia essa positiva o negativa - ci si accorgerà così che non ne avremo mai (fortunatamente) abbastanza. Dove siamo, se non nell'unico mondo possibile? E per l'unica volta? Rendersi conto dle Dono Vita significa appiattirsi su di esso e prenderne la forma - rinunciare a se stessi in modo da cominciare a essere qualcosa. E allora, forse, si sarà in grado di discernere cosa è male e cosa è bene per la realtà (e quindi per te, briciolo di reale). Si capirà che è bene che le idee cambino altre idee e la terra, ma quelle stesse idee devono venire proprio dalla terra (o dal Cielo), e non essere partorite da conterte idee su idee - idee alla seconda? - Ciò provoca freddo grigiume, sterilità di pensiero, e l'acerrimo nemico della brillantezza geniale: la confusione.
Non è tutto triste e morto.
E i Dire Straits spaccano, fanculo."
 
27)"Fra poche ore torno a casa - sono rincoglionitissimo e puzzo di morte."
 
28)"Ho trovato una winston blu, che più che avermi aperto il cuore m'ha aperto qualcos'altro: sono (felicemente!) sul cesso da mezz'ora."
 
29)"Possa il nostro cuore essere sempre in grado di schiudersi di fronte al Maestro Esperienza.
Grazie Irlanda"
 
Grazie, Irlanda!
 
 
July 14

oh

Vado in Irlanda per un pò. Ciao.
June 09

Cosa fare ...

...quando ti trovi davanti il Tempo?
May 26

D'improvviso

ti svegli
e sei fango
tu riverente, e timoroso
ascolti il tempo della pioggia

ti muovi
e sei intrappolato
nella rete del silenzio
maestoso della terra

ti spaventi
e sei nervoso
perchè ora
devi smetter di pensare
devi starlo ad ascoltare
devi perdere il tuo corpo
per tentare di capire

poi tu guardi d’improvviso
e sei lo specchio dei sensi
che dall’alto liberi da te
ti svelan finalmente
il senso stupendo del mondo.

May 23

Gioco per (ag)giunta

Il Mondo

E' rappresentazione reale.
O e' reale rappresentazione.
Reale o rappresentazione e' O.
O, reale o, è rappresentazione!
O! E' reale, rappresentazione o...?
...oo, rappresentazione e' reale!?!
!Reale? O è rappresentazione o  ...!

Quanto vorrei sapere cosa sta al posto di ...(.)



risposte:  - ... sesto verso "O! E' reale, rappresentazione o Parco Nazionale del Brembo?
             - ... settimo verso "Mapporcocazzoo, rappresentazione è reale!?!
            - ...ottavo verso "!Reale? O è rappresentazione o è il Mondo ad essere disperatamente sincero."


April 20

Lettere allo scrittore

Tu tessi il nostro canto
c'ergi sognante al mondo
e fai di noi portento
or ci versi piangendo
e tu ti lasci accanto
col sangue fino in fondo

Ma ora giaci addormentato
sogni chissà cosa, disperato
e noi lassù sul tavolo
ti guardiamo
amorevoli.

April 03

Nell'oracolo

Ora che son niente
parlami per favore
del sapore del mio sguardo
mostrami adesso
cosa significa casa mia
e suggeriscimi dolce
se ogni giorno non esiste,
che il mio ufficio è senza orari,
racconta di come cravatta indosso libri,
di come lacrime sono tenere canzoni
che cantano di lacrime, sì,
ma anche fazzoletti e i baffi di quel tipo

ti prego, guarda bene
di che colore ho io la voce
dimmi che si può
pensarsi arte
avanti fammi desiderare
di guardare i grattaceli da lontano

March 07

Dalle Terre di Materassionia

Oggi ci ho provato. Stamattina mi sono alzato! Mi chiedo addirittura perché i miei occhi si siano aperti, e addirittura perché io mi sia tolto le coperte di dosso - è uno sforzo notevole, non credete? Quasi quasi mi stanca anche pensare, ma non c'è una ninna nanna per la nostra povera bislacca ragione? Io vorrei fare tutto, scrivere tutto, cantare tutto, andare dovunque, baciare tutte le ragazze del mondo, ma non posso: ho sempre sonno. Non posso appassionarmi a qualcosa che già i miei occhi cominciano a trascinarsi verso il basso come se un esercito di svogliatissime scimmie mi stesse cantando il "requiem" di Mozart. Se guardo un film, i volti dei personaggi si sostituiscono prontamente a comodissimi cuscini pieni di orli fantasiosi ed estremamente confortanti, i loro corpi diventano enormi bustine di camomilla e i  piedi sono proprio di piombo. A volte provo a chiamare qualche vecchio amico, ma al posto del classico "tu" il telefono sembra dirmi "tu…devi tornare a dormire" - in la*, ovviamente. Ma non è male avere sempre sonno, sapete? Tutti gli oggetti sembrano incredibilmente più morbidi, e meravigliosamente più inutili, con la sola eccezione del letto, sopra il quale volteggiano angeli stupendi e arpe d'oro che cantano "Maracaibo" di tale Raffaella Carrà, quasi come per dire: "ci vai a fare, nei Tropici? Puoi benissimo dormire anche qua". Il water è un letto proprio su misura per me, davvero ideal standard, dove non ti devi nemmeno alzare per espletare le fastidiose funzioni corporali di noi tutti. Se la mia vita fosse un fumetto, il caffè sarebbe certamente il malefico inventore alla conquista del mondo, con tanto di tuta senza zucchero e piena di pocket (coffee). E' tutto così pacifico, vivendo nel Mondo del  Materasso. Il Mondo del Materasso non ha problemi finanziari, non conosce il significato di certe brutte parole come Tempo, Appuntamenti, Guardi che Qua Si Lavora, io Sono un Uomo Serio e assurdità del genere; è un mondo dove se hai qualcosa da fare, sogni di farla e così la coscienza è a posto. E' un mondo dove non esiste la ragazza amata che ti dice di no, e se ti dice di no è perché improvvisamente è stupida ma soprattutto molto sveglia. Una volta mi sono alzato (e ho salutato disperato il Mondo del Materasso, con la certezza di non rivederlo almeno per Quindici Minuti), ho acceso il vaso da notte e c'era un sacco di gente in piedi (in piedi!!!) che si agitava e gridava qualcosa come "Il Sonno della Ragione genera Mostri": io lo dico sempre, che non c'è mostro più mostro di uno che sa che cos'è un mostro. E come si può pensare che ritrovarsi in terza liceo e scoprire di essere andato a scuola senza pantaloni e mutande sia un'invenzione mostruosa! E' così splendidamente dolce, umana e razionale! Nel Mondo del Materasso la Gente non esiste. Le persone che vedi sono il risultato di una attenta, scrupolosa, ma soprattutto impietosa selezione dove la coscienza non mette piede, e che bellezza! Se tu acquisisci la Cittadinanza Materassiana hai il privilegio di sognare Davvero, come si dice dalle nostre parti, cioè sognare sapendo di sognare. E voi, miei cari lettori verticali, lasciate che vi dica che non c'è niente di meglio che essere l'architetto di un paese di mattoni che non esistono. Che ci trovate di bello nelle vostre case? Non sapete nemmeno che faccia ha l'uomo che le ha costruite, che cos'ha fatto la sera in cui ha installato l'ultimo rubinetto - magari è pure andato a bere un caffè! Fatto sta che voialtri dovete essere un po' invidiosi, perché come Cittadino tutti mi evitano e si burlano di me. Ora io mi chiedo: è questa oppure no una coscienziosissima forma di autodifesa, di fronte ad una così invidiabile condizione? Ma Noi non gli vogliamo gli immigrati Clandestini, con la loro voglia di lavorare, di parlare e di fare i sudoku. Non vogliamo orologiai, affaristi, riparatori di sveglie, intellettuali, circhi, rumori, martelli pneumatici, musica che non sia il periodo ottantiano dei Pink Floyd, libri interessanti, conversazioni necessarie, amorevoli concetti. Magari Porta a Porta si però.

Noi del Mondo del Materasso scenderemo in politica, nel senso che sogneremo un mondo migliore per tutti, perfino per chi si sveglia la mattina presto (le carceri sono già abbastanza affollate). Non mi faccio illusioni (ogni tanto), e non pretendo di convincervi, ma il bello è che a dormire così tanto impari perfino ad accettare molte cose. Sono sicuro che tanti di voi sono inorriditi di fronte a tutto ciò, e allora io vi dico: oggi io ci ho provato. Per davvero: mi sono alzato. Ho messo la Sveglia. Ho bevuto un Caffè. Mi sono lavato la Faccia. Ho ascoltato la Radio che diceva "buongiorno a tutti i radioascoltatori" e sono addirittura uscito di casa. Poi ho sentito l'odore dell'asfalto e sono tornato a dormire.

* il classico "tu-tu" dei telefoni è la nota la.

March 05

Al di là della finestra

La mia pelle è fatta
di sogni
e son leggero,
vento a guardare lontano
io sono fiume silenzioso
ed accarezzo la mia terra
perchè qui sto soffocando
ed io in pratica
sono di plastica

io ci vivrei laggiù negli alberi
per non poter più giudicare
a'ssaporare sabbia sassi fango e mondo
senza poi nemmeno amici
sempre troppo più felici

io me ne andrei laggiù negli alberi
sarei almeno un pò di carne
e la mia voce
sarebbe libera da regole
anche solo per un giorno,
tanto prima o poi ritorno.
February 25

Anime libere

Esiste una spiaggia
molto molto lontana
dove sonno e veglia
non hanno più senso

su quella sabbia
la pelle
si colora di sogni
e i tuoi capelli
posson quasi cantare

sprofondi nel giallo
dalle tue mani spuntano
i tuoi pensieri più ancestrali
ed hai quasi paura
di vedere cosa c’è

mentre il mare osserva
schiocchi le dita
e hai ali per volare
pensi al domani
e non ci riesci
allora stai benissimo

sorridi e perfino i sassi
ti stanno guardando
su questa spiaggia
non sei mai solo
perchè non c’è nessuno
ma il mare, lui ti ascolta

e poi il tramonto
ogni volta che lo vuoi
quasi come
quel malinconico bambino.

February 20

Persone singolari

Io
non so proprio mai aspettare
Tu
non riesci a non tardare
Egli
se ne sta sempre a guardare
Noi
non abbiam niente da fare
Voi
siete matti da legare
Essi
se solo uno ad ascoltare

Siamo t'uso e poi ti butto
di così poche pretese
prima allegri e poi in lutto
e non ci sono scuse
saremo soli a voler tutto.

February 11

Nell'orologio a pendolo - versione provvisoria (work in progress)


sbam.

Ancora, oh no, cristo, ancora...
Grida. Terribili e continue, squillanti come tremende campane funerarie, laceranti come la risata di un orrendo vecchio senza senno e come il pianto di una bambina che non ha mai conosciuto la luce del giorno, (e tanta paura del buio). Devo gridare anch’io! Sconquassarmi corpo ed animo non dico per eliminare – ma almeno far del lamento immondo un grigio compianto – oh, velluto per le mie orecchie! Ormai grondo sangue come un colabrodo sgangherato appoggiato sul lavello di una vecchia unta cucina appartenuta ad una famiglia di ex-clown falliti, e capisco di non sapere più chi sono. Chiunque io sia, sicuramente non ho più il mio caro vecchio senso dell’umorismo – avrei riso una settimana intera, pensando a Charlie* mentre bestemmia sommessamente dopo aver vomitato nel suo cesso, mentre suo figlio gli grida “Ehi, mettici un buco, razza di bastardo!” e adesso non mi viene nemmeno da sorridere, magari un pò. Certo che per ridursi così bisogna berne di
sbam
oh diavolo, oh no, oh ma per favore, ehi ehi basta ehi ehi calma non sei tu a gridare, non sei tu a gridare – almeno non ti stanno torturando no? Resisti magari non devi restare ancora a lungo, magari tra poco ti lasciando andare no? La mia ragione sta scomparendo qui. La vedo sempre più evanescente; mi sembra una giovane donna in abiti da festa – la vedo salutarmi ed allontanarsi da me con una candida espressione di rammarico e il mio corpo è disperatamente solo. Comincia a fremere e a scalpitare come un equino impazzito e senza più l’ombra di un controllo, a graffiare da aquila disperata (sarà per questo che sanguino?) e DA QUANTO TEMPO SONO QUI? Dannazione sbam grida sbam grida sbam grida sono le sole demoniache lancette che mi è permesso calcolare, ed è la certezza di sentire le grida dopo sbam (che cos’è sbam?) a aprirmi le viscere e straziarmi senza alcuna pietà, e qua è tutto buio e io mi sento morire qui e io non vedo niente
ehi
ehi ora la situazione sembra più calma, ehi forse sono nel mio letto ed è stato un sogno, oh, oh Dio, oh Dio sì, sento le coperte, oh mio DIO GRAZIE il caldo le coperte il mio viso! Oh, signore, merda che sogno realistico: può la fantasia addirittura farmi concepire e sentire tali atrocità? Sarebbe desiderabile che si industriasse per aiutarmi nelle situazioni in cui sto realmente vivendo l’Inferno! Diavolo, (che razza di sogno) c’era davvero da impazzire là dentro – che gioia vedere queste tenebre capaci di nascondere solo la mia innocua e preziosissima stanza! Ma che importa, oh mio DIO GRAZIE (sicuramente il peggior incubo della mia vita) accidenti, deve essere stato quello schifoso orologio a pendolo che ha portato oggi Nessuno dal castello del Principe “vedrai, è di gran classe! E girano voci che ci sia perfino una antica maledizione fra questi legni!” e la prima cosa che farò domattina sarà spaccare quello schifoso pendolo infernale e ora andiamo a dormire, che domani sarà una lunga ma normalissima giornata, ahahahah! Massì, andiamo a letto e vaffan
sbam.

* Il clown.


February 07

Me ne sto seduto

sono stanco...
perdonami
per quello che sono
saprai alzare gli occhi
guardarmi in faccia
ma non sentirti a casa?

Saprò sognare stanotte-
accarezzare vento
e un odore di vetro

sono lontano...
aspettami
io non so camminare
so solo piangere
amaro senza forza
di dirti una parola

Mi sento debole-
sputare polvere
e paura delle favole

sento freddo
sole
di pane delicato
di sorrisi forzati
e dita piene di grazia
fatte di piume

Basta dura roccia-
siamo noi la chiave
della terribile prigione

solo io
gabbiano
mi faccio male
giù col rosso amaro
e finalmente 
non ci penso più.

February 02

la bandiera bianca


per favore
qualcuno mi spiega
perchè sanguino senza ferite?

voi, che sorridere è facile
datemi i vostri occhi
fatemi vedere come fate
datemi i vostri occhi
perchè non conoscete lacrime
vorrei non esserne capace

ben conosco cosa
mi potrebbe salvare
e me ne sto là
tutto il giorno
a desiderare
come un vigliacco

io devo dimenticare
forse lasciar perdere
ma voi per favore
fatemi ricordare
cosa significa dormire
ma soprattutto
cosa significa svegliarsi

io ci provo,
ma ogni volta
è un foglio stracciato
che si consola
in un letto di plastica.


January 28

tictac

Spesso non ti guarda nessuno e ci si dimentica che esisti
  giusto il pensiero ogni tanto compare, e poi riaffonda
      giù, giù, dentro di noi oceani di tempesta eterna
         giù come minuscoli granelli di sabbia gialla
                leggeri e soavemente pesanti come
                       un macigno fatto di uomini
                         e che cosa ci vuoi fare
                               ma intanto
                                   tictac
 
                              sarà banale
                          ma il tempo scorre
                      e ci divora la realtà famelico
               così in silenzio, così con discrezione
           da non permetterci nemmeno di vederlo
        e allora vorresti gridare e stringere la sabbia
        ma lui ci allieta col suo canto di memorie, lui
     ci sazia con i nostri colorati sogni liberi da polvere.

January 23

Parte quarta: Saluti finali


Un sorriso, visibile grazie alla famosa abat-jour.

Nessuno stomaco o prigione adesso, solo io, e la penna.
Penna stavolta piena di inchiostro, perchè devo descriverci per l'ultima volta.
Io sono Johnny e tocca a me il compito di lasciarti, lettore. Come sempre.

Oh, odio gli addii.

Perchè tu ci ricordi quando vedrai un semaforo cambiare colore in mezzo ad una strada deserta,

o un pacchetto di Chesterfield bagnato e calpestato in una metropolitana,
perchè tu ricordi al ragazzo dai capelli lunghi il foglio abbandonato sul tavolo in un pub di quartiere.

Grey tu non sei niente, ma senza di te noi non saremmo tutto -
tu sei tutto ciò che vedi, senti, leggi e tocchi
tu sei ispirazione
ma non fai in tempo ad accorgertene
che ormai è lavoro nostro

Perchè tu possa capire cosa c'è dietro ad un bluesman, per capire che ha bisogno di te
e dare un peso ai cuori di quelli che a volte non ci rendiamo conto essere solo tanti altri come te
gli uomini

Johnny io sono Johnny e sempre nero sarà il mio cuore,
ma finchè sarà di tal colore
saprà sempre cosa significa desiderare il bianco

Ascolta "Streets of Philadelphia" anche in strade che non sembrano averne bisogno.
Aiutaci a far sì che mr.Lui non abbia più ragione di esistere
E guarda negli occhi la persona con cui stai brindando.

Tu Gomez ci salvi la vita - perchè sei te stesso e non hai paura
tu sei luci stereoscopiche di una città senza scommesse,
tu sei la colonna sonora, tu sei il nostro corpo

Noi ti abbiamo attraversato l'anima, ci hai sentito?
Ti prego, dicci di sì, perchè alla fine chi non ha paura di passare inosservato, sempre?
Noi siamo Johnny Grey Gomez e ora
szzczhczh - possiamo spegnere l'ultima sigaretta, e andare a dormire.


January 18

Parte tre: Gomez

I capelli biondi, lunghi e mossi, a coprire vistosamente metà della tua schiena. Jeans, blu, come i tuoi occhi: occhi grandi e svegli, pronti a stringersi caparbiamente quando c'è qualcosa da guardare con attenzione, ma soprattutto qualche canzone da ascoltare. Due cinture si appigliano ai tuoi fianchi, e se qualcuno ti chiede il perchè della seconda, tu rispondi "l'altra è di sicurezza". Guanti neri di lana tagliati all'altezza delle falangi si restringono ogni giorno di più, ma tu tanto non te ne accorgerai mai, e poi ti lamenti del fatto che le tue dita scrocchiano in continuazione: non lo ammetti, ci provi gusto a produrre quel suono sinistro prima di cominciare a suonare. Stasera hai un maglione grigio:  non t'interessa il fatto che stoni scandalosamente con i tuoi anfibi vecchi di sei anni, senza lacci, metà infilati dentro i jeans e l'altra metà fuori, quasi come per far notare fieramente il fatto che siano belli alti (e senza lacci). Il pacchetto di pinze (così le chiami tu, le sigarette) lo tieni sempre nella tasca sinistra, quella bucata, infatti spesso scuoti la gamba e raccogli la tua sigaretta dalla scarpa: poi abbozzi un sorriso e dici "una volta svuotando la scarpa ho trovato l'accendino" e così via. Sto a guardarti, mentre tu sei tutto preso a grattarti nervosamente la testa guardando concentrato i tasti del pianoforte che ti sta davanti, e a tirare lunghe boccate dalla tua pinza. Arriva qualcuno: ha i capelli lunghi come i tuoi e ti porta una bottiglia di vetro contenente uno strano liquido color rosso scuro: i tuoi occhi si accendono e la tua bocca si apre. E rimane aperta per un bel pò. Dai una grossa pacca sulla spalla del misterioso uomo dai capelli lunghi, spegni la pinza, ritorni al tuo pianoforte. Da qui si vede il lucido della punta in ferro degli anfibi, che pian piano sta uscendo dalla sua culla originaria, ma a te non interessa, perchè così fa più Gomez. Saresti capace di piangere, a sentire un organo Hammond (quello dei Deep Purple!) ben suonato, e pagheresti oro per suonarlo, non è vero? Vai nei locali e suoni il piano, e quando ti fanno i complimenti sorridi e dici che in realtà sei un batterista, e in quel momento sei al settimo cielo a battere il cinque a Dio. Tu non hai mai paura di niente, mai! Non hai mai paura di te stesso, non hai nemmeno paura di non essere quello che vorresti, perchè tu ti senti e non puoi che sorridere, maledetto giovane Gomez! Tu adori il blues, e te lo senti dentro mentre lo suoni, lo gridi, lo trasformi in diesis bemolli e sudore, ma poi sbologni la parte non strettamente musicale a me. E quello che sto scrivendo deve averti raggiunto in qualche modo (non me ne stupisco: sei una calamita umana), perchè stai cominciando a fare il pezzo che preferisci: the Blues Procession. E sorridi, come sempre, mentre batti il tempo fortemente con gli anfibi, sul legno, perchè sai che sarà l'elemento che farà cominciare a ballare quelli che stanno seduti agli altri tavoli. Sorridi soprattutto perchè quel pezzo è tuo, e ne vai così maledettamente fiero. La gente se ne accorge: qualcuno batte le mani, altri si alzano in piedi e cominciano allegramente a ballare. Tu senti l'adrenalina invaderti come un mare impetuoso e bellissimo, e i tuoi capelli ballano insieme a tutti gli altri, ti coprono la vista: ma tu non ne hai bisogno, tanto hai gli occhi chiusi. Tu vedi soltanto quinte diminuite, entrate in levare e soprattutto tanta gente che ti sta guardando. Tante conferme a ciò che sai di essere. E allora anch'io mi sento un pò meglio, perchè se riesco a scriverti, vuol dire che son bravo anch'io. Il pezzo finisce, gli applausi, ti giri e stai ancora sorridendo, ti accendi un'altra sigaretta, noncurante del fatto che non si può più fumare nei locali dal duemilauno, ma tu sei rimasto al settantasette. Cioè dieci anni prima che tu nascessi. Poi mi vedi, e noncurante (per la prima volta!) delle persone che vogliono farti i complimenti cammini frettolosamente verso il tavolo, mi raccogli, mi metti in tasca e poi pensi "Dannazione, mi dimentico sempre tutto." Poi ti fai una tirata di sigaretta e vai a restituire il whiskey al tuo amico.

January 14

Parte uno: Johnny

Mi piacerebbe sapere se sono qualcuno. Se somiglio almeno un po’ a quello che penso di essere. Mi piacerebbe vedermi in faccia, quando mi guardo allo specchio; magari riuscire a guardarmi negli occhi, profondamente. Avrei di fronte a me una splendida azzurra chiave per esplorarmi, e  scivolando spaurito verso il basso, lentamente, impregnato di quella sostanza viscosa e gialla, riuscirei ad entrare perfino nelle mie viscere, ed osservarmi timoroso; avrei bisogno di un accendino per illuminarmi le pareti, e magari ricevere una sottile sensazione di tepore - magari la sensazione che più si avvicina alla calma. I miei occhi luccicherebbero fra le ombrose pareti del mio corpo, ed io procederei tentoni su quel molle pavimento spugnoso, poi mi volterei di scatto per massacrare con violenza il condizionale, impietoso. E finalmente posso sedermi, accendermi una sigaretta. Mi guardo intorno e non sono affatto sorpreso di vedere una bella scrivania, una di quelle in legno antico, bello vissuto almeno quanto me. Una invitante sedia a dondolo sta a guardarla, mal illuminata dalla classica abat-jour verde che tutti hanno visto almeno una volta, nella vita. Mi alzo, e non faccio altro che abbozzare un sorriso nel vedere carta e penna aspettarmi con malizia, e penso oh mio dio, sono proprio prevedibile. Alzo la testa, mi gratto il collo, e mi dico: ho per caso una scelta, io, adesso? Posso forse alzarmi, e andarmene da qualche altra parte? E’ questa, la libertà? Nemmeno quando sono proprio solo con me stesso posso essere libero? Il manganello della guardia batte violentemente sulle sbarre, e torna al tuo posto mi dice rabbioso un omuncolo che a prima vista sembra somigliarmi molto. Non c’è altro da fare. Szzczhczh. Spengo la sigaretta, impugno la penna, metto la mano destra accanto al foglio. Prendo un bel respiro, e mi chino sulla carta.

La penna non scrive. (questo non me lo aspettavo proprio) la penna è più asciutta della mia bocca, adesso. La luce scarseggia persino, e (mmh?) alzare le braccia mi sembra un lavoro impossibile, mi sembra persino impossibile che sia riuscito a farlo fino a quel momento. Eppure io so che devo cominciare, e proprio in quel momento io so esattamente cosa scrivere. Sono chitarrista di una chitarra senza corde. Ma ecco che – oh! Meraviglia! La penna comincia lentamente, ma costantemente, a riempirsi di nuovo, ma (strano) le mie braccia non riacquistano alcun vigore, anzi, mi sembra proprio che appassiscano sempre di più ad ogni istante. Le ossa cominciano prepotentemente a mostrarsi, terrificanti, seminascoste da una pelle incapace di contenere la cruda realtà di ciò che aveva sempre coperto: la penna è piena di spirito e smania, sembra quasi urlare come una mucca che attende disperata di essere munta da giorni, mentre il mio piccolo piccolo corpo si chiude su se stesso ad una velocità crescente sconcertante per i miei stessi occhi, le mani mi cedono e la penna lascia un segno lungo ROSSO sul foglio, ed è tutto chiaro. Il mio inchiostro ora corre come impazzito sul foglio, ed io posso solo limitarmi ad osservare terrorizzato lo spettacolo tremendo del mio stesso sangue scrivere a grandi lettere cubitali

                                       trasforma il tuo sangue in pagine amabili e di gusto.

E leggere un libro sarà come guardarsi finalmente allo specchio.